Cambiare subito la Sanità per evitare una nuova fase 1

da | Mag 15, 2020 | Cgil Monza e Brianza, Fp

Subito una rete sanitaria territoriale per affrontare un eventuale ritorno dell’epidemia

Mentre si riaprono in modo scaglionato le attività produttive e si discute della riapertura delle scuole e di altri luoghi di aggregazione, gli esperti mettono in guardia da una nuova probabile ondata epidemica per il prossimo autunno. Per questo motivo il sindacato lancia un grido di allarme: “È necessario fare alcune scelte immediate per modificare il modello organizzativo della sanità in Lombardia che, nel drammatico dilagare dell’epidemia da COVID19, ha dimostrato tutti i propri limiti, anche in Brianza” sostengono Walter Palvarini, Mirco Scaccabarozzi e Gabriele Volpe, responsabili welfare rispettivamente di CGIL, CISL e UIL provinciali.

“Non può davvero accadere che una nuova eventuale emergenza, nella fase due oppure nel prossimo mese di ottobre, sia gestita come i tre mesi che abbiamo alle spalle, con gli stessi strumenti, con gli stessi errori” aggiungono preoccupati i dirigenti sindacali.

La proposta sindacale prevede la costituzione di nuclei di assistenza territoriale della sanità pubblica che prendano il posto, in modo stabile e continuativo, delle USCA (Unita Speciali di Continuità Assistenziale), costituite nel mese di marzo, a seguito di un provvedimento del governo nazionale per sostenere i medici di famiglia.

In Brianza ne risultano attive due su una popolazione di quasi 900.000 abitanti. “Chiediamo che venga organizzato almeno un Nucleo per ogni ambito territoriale, costituiti da medici, infermieri e altre professionalità, adeguatamente formati e dotati di strumenti per supportare i medici di medicina generale e in rapporto con gli specialisti ospedalieri”.

Si tratterebbe di una sorta di triage territoriale, con la possibilità di fare alcuni primi accertamenti diagnostici a domicilio. “In questo modo si potrebbe garantire assistenza alle persone in isolamento fiduciario, senza lasciarle in balia di informazioni contraddittorie, si potrebbero valutare tempi e condizioni per eventuali ricoveri, in modo da evitare affollamenti inappropriati degli ospedali e, al contrario, ricoveri di pazienti ormai troppo gravi”.

Inoltre il sindacato ritiene necessario rafforzare la rete dei laboratori che devono processare i test sierologici e i tamponi, ripensare l’organizzazione della prossima campagna vaccinale per l’influenza “normale”, investire in personale, sul territorio e negli ospedali, adottando nuovi criteri per valutare i fabbisogni di organico e forti investimenti nella digitalizzazione dei processi informativi, una priorità resa evidente da questa drammatica esperienza, “anche se non è sufficiente la tecnologia” dicono i sindacalisti.

“Quanto accaduto in questi ultimi tre mesi non può essere dimenticato” ci dice Mirco Scaccabarozzi della CISL. “Sarebbe inaccettabile qualunque tentativo di archiviare frettolosamente la prima fase della gestione dell’epidemia come un problema drammatico, ma inevitabile e ormai concluso. L’annuncio dei posti letto COVID che chiudono è una buona e attesa notizia, ma è anche la conferma di un modello organizzativo fondato sull’acuzie e sull’urgenza, sulla centralizzazione ospedaliera dei servizi. La Brianza e la Lombardia devono cambiare subito direzione di marcia”.

Prosegue nella stessa direzione Walter Palvarini, della CGIL: “Si tratta sicuramente di rafforzare l’offerta ed il ruolo del servizio pubblico, ma è necessario anche ridefinire il rapporto tra ospedale e territorio e realizzare subito l’integrazione tra servizi sociali erogati dagli enti locali, servizi sociosanitari e servizi sanitari territoriali. Questi nuclei, dedicati inizialmente all’epidemia, devono poi essere consolidati per coprire il vuoto creato tra medici di famiglia e ospedale, per migliorare l’appropriatezza delle cure, per attuare politiche di prevenzione sanitaria e per erogare sul territorio servizi trasferiti all’interno degli ospedali o sui quali si è colpevolmente disinvestito: i consultori familiari, la psichiatria territoriale, l’assistenza domiciliare integrata, la neuropsichiatria infantile, il servizio vaccinazioni. Solo in questo quadro si può pensare ad una valorizzazione e una trasformazione del ruolo e delle competenze degli stessi medici di famiglia”.

Non sono richieste e proposte nuove. “Ricalcano quelle già avanzate dal sindacato confederale negli anni scorsi e che l’emergenza COVID ha reso ancora più attuali e urgenti”, ricorda Gabriele Volpe della UIL, che aggiunge: “E ora il governo ha stanziato risorse che vanno in questa direzione. L’assistenza agli anziani, alle persone affette da patologie croniche, alle persone con diverse fragilità dovrà cambiare inevitabilmente, mentre la gestione dell’epidemia in Lombardia ha sancito il fallimento dell’impianto della legge regionale 23/2015”.

I tre rappresentanti di CGIL, CISL e UIL si appellano quindi “ai Sindaci, agli operatori, alle istituzioni sanitarie e a tutti coloro che fossero interessati a discutere queste proposte e a costruire le condizioni per evitare di ricadere nella situazione sanitaria della Lombardia fase1 e per garantire il diritto alla salute e non solo alla cura dei cittadini, dei lavoratori, dei pensionati”.